A volte fare outing aiuta a conoscersi un po' meglio... Nonostante la vita ci distragga da ciò che siamo

Chi è Sabrina Casani?

👧 - Cosa scrivi?

👩‍🦳 - Nulla di ché, faccio outing

✍️ - Così passo nuovamente una notte in bianco, a pensare e pensare e pensare.

Quando mi succede la temperatura corporea si alza e comincio a sudare; tolgo la coperta, ma poi ho freddo, così la rimetto.

Un gesto, questo, che va avanti per ore, mentre il corpo danza tra posizioni fetali e allungamenti degli arti.

La spina dorsale è una fisarmonica che quasi se ne sente il suono.

Un sottofondo che, come in un film, dà il ritmo a neuroni striduli.

E la mia mente parla, ad alta voce rimbomba nella scatola cranica:

"42 anni? Eh già.

Cosa cambierei nella vita, potessi tornare indietro?

Nulla, esattamente nulla. Perché se oggi sono così è grazie a un viaggio unico e irripetibile.

Non sono mai stata una persona facile da capire, io stessa ho delle difficoltà.

Ma ho lottato e mi sono arresa tante volte e altrettante ho ricominciato. Altalenante tra ciò che la società mi imponeva e ciò che volevo.

Scrivere è sempre stata la mia unica e inevitabile necessità, tutto il resto è marginale, come gli elettroni intorno al nucleo.

Devo ringraziare molte, tante, tantissime persone. Ognuna di loro, avvicinandosi al mio atomo, ha fatto sì che l'energia non cessasse mai.

Riguardo la scrittura cominciai l'approccio col pubblico più di quindici anni fa, con il primo blog per cui scrissi. Lì imparai le prime tecniche giornalistiche. Ma ancora ero acerba.

Anni dopo il secondo giornale, gestivo una mia rubrica e mi sentivo fiera, senza un soldo, ma comunque fiera.

Poi i lutti, la povertà e i lavori più umili che mi insegnarono il sudore, la fatica, la responsabilità. Perché la mia famiglia aveva bisogno di me e sostenerla era appagante quasi quanto fare un bel pezzo sul giornale.

Ma la mente cominciava a dare segni di insofferenza, gli stimoli erano sempre più rari.

Allora, dopo le giornate faticose, tornavo a casa e scrivevo il mio libro, una conversazione con me stessa nella finzione di una corrispondenza.

Finché, nella finzione, trovai la realtà di un amore, uno strano amore, che restava appeso in un mondo parallelo e pure tanto reale.

Questo "Amore" mi aiutò a traslare i miei sogni in tangibile e così fu che una casa editrice volle pubblicare quella storia, tanto contorta quanto semplice.

La cara Inga, il grande Marcello, due editori che ancora credono nel vero ruolo dei libri: l'arte e la condivisione, purezza priva di ogni fine speculativo.

Ma non ero tipo da "palcoscenico" e alla mia prima presentazione quasi mi prese un infarto.

All'università di Udine, seduta in cattedra, col microfono fischiante, attimi di panico che parevano eterni, la bocca arida come il deserto del Sahara. Poi le prime parole tremolanti e stupide frasi di circostanza, che nei miei pensieri - fino al giorno prima - erano concetti ben strutturati e invece in quel momento sembravano la lista della spesa domenicale.

Nonostante ciò continuai il mio percorso, conobbi tanti scrittori, poeti, artisti e trovai il piacere del confronto.

Riguardo l' "Amore" quello svanì, forse a causa mia, ma va bene così. Perché io mi innamoro spesso, un giorno sì e uno no, ma questi ardori restano circoscritti in quel mondo parallelo e questo fa più male a loro che a me.

Ecco perché a quell' "Amore" implorai di non cercarmi mai più, neanche quando io stessa - in momenti di debolezza - avessi supplicato di lui. E così fece, non mi cercò più.

In fin dei conti solo un uomo è presente realmente tutti i giorni della mia esistenza, sostenendomi in ogni mia assurda idea e a quest'uomo devo la vita.

Non è l'amore fatto di ardore e passione, è qualcosa di superiore, è un'unione indivisibile, un atomo inscindibile e senza non sopravviverei.

Il fatto è che sono molto severa con me stessa, anche una mia parola fuori posto diventa, nella coscienza, un'onta indelebile.

Così spesso mi isolo, ma non sono un'asociale - anzi - è solo che mi trattengo, perché io non so mentire, non ne sono mai stata capace, e la gente non è preparata alla verità.

Quelle poche volte che mi capita di lasciarmi andare - sia per un bicchiere di troppo, sia per un eccesso di euforia - mi autopunisco relegandomi nel più imo anfratto di me, almeno finché non riesco pietosamente a perdonarmi.

Oggi scrivo ancora e provo a pubblicare pensieri, idee, passioni, pur frenando spesso il mio impulso all'introspettività.

L'equilibrio è importante e anche il metodo.

Ho ancora molto da imparare e forse, finché vivrò, continuerò a farlo.

Ma - confrontandomi - una cosa mi rammarica: non trovo più quello che mi insegnó Marcello, che è arte e condivisione.

E mi fa rabbia vedere giovani talentuosi più intenti a ostentare la propria erudizione piuttosto che far dono di una conoscenza.

Potrei trovare e inserire in questo pezzo tutti i sinonimi più desueti del mondo, al fine di elevarlo alla retorica più complessa, ma lo scopo quale sarebbe? Una gara a dizionario aperto? O un autoerotismo artistico fine a se stesso?

La profondità della scrittura non sta solo nella forma, è piuttosto un composto ben amalgamato tra estetica e concetto, dove è il concetto a dare forza al contenuto, non il contrario.

Vorrei vedere più arte e meno sofismo, tutto qui.

Questi ragazzi, però,  impareranno sicuramente col tempo a raffinare la forma, come Michelangelo e la sua ultima "Pietá", nell'immagine stilizzata di un abbraccio materno privo di ogni orpello. Nella vecchiaia l'artista sviscera la pura anima dell'opera.

Per ora diffido gli sfoggi. Nonostante ciò ho imparato ad accettare anche questi chiudendomi - quando diventano insostenibili- dentro me e la mia purezza. E gioco per un po' con quella bambina, che ancora si emoziona osservando l'ape su di un fiore.

Questo è un mondo che cambia velocemente e io adoro i giovani, anzi, ritengo siano l'unica speranza di miglioramento e liberazione.

Se solo vecchie testuggini col guscio pieno di magniloquenza lasciassero spazio d'azione alla generazione attuale, il mondo sarebbe un posto migliore.

Anche io non sono ormai di "primo pelo"e perciò mi tengo umilmente dietro a questi ragazzi.

Posso dare consigli, secondo la mia esperienza, ma il mondo è loro di diritto e solo loro hanno la capacità di creare il futuro che più gli calza.

Sono figli di questi tempi e questo è il loro habitat, nessuno saprebbe nuotarvi meglio.

Quindi - concludendo - no, non cambierei nulla del mio passato, né del mio presente...

E per quanto riguarda il futuro, continuerò di certo a innamorarmi, a punirmi, a combattere per la mia famiglia e anche - questo lo spero - ad imparare"

SC👩‍🦳